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Una scelta prima di tutto per coinvolgere di più le persone, ma anche per migliorare performance e flessibilità: due parole con Núria Iglesias Martínez, Chief People Officier.

Badalona, due passi da Barcellona, in Spagna, dove il tesssuto produttivo artigianale e della piccola e piccolissima industria esiste e resiste: qua una piccola impresa, all’avanguardia per tecnologie e capacità di sviluppo ed evoluzione, investe forte sulle persone e sul proprio modello organizzativo per accompagnare al meglio flussi e processi di dati, informazioni con il lavoro delle macchine, migliorando al tempo stesso la qualità della collaborazione interna e delle piccole – grandi decisioni di tutti i giorni.

Mobba nell’ultimo periodo ha introdotto, per volontà forte e profonda del management, Sociocracy, che è un modello di organizzazione del lavoro di natura adattiva e coinvolgente (ne ho scritto su Medium qua e su Proposta Lavoro, con Pierre Houben, qua) basato su alcuni principi di funzionamento che riconoscono un ruolo fondamentale alle persone ed alle loro capacità umane, relazionali, colaborative e decisionali. Sintetizzo così questi principi fondamentali che si traducono poi in un vero e proprio “sistema e modello operativo adattabile al contesto”:

Responsabilta per ambito di competenza e scopo (AIM), basata su team di lavoro semi autonomi a tutti i livelli organizzativi

Equivalenza (EQUALITY): ogni persona ha uguale diritto ad essere ascoltata e considerata nelle decisioni che la riguardano

Doppio collegamento (DOUBLE LINK): ogni team ha una persona che è anche in un team di livello collegato, così come ha un’altra persona che proviene da un livello collegato

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Mobba nasce nel 1939: l’azienda è stata coinvolta nello sviluppo di tecnologie all’avanguardia, rivoluzionando diversi settori nel campo dell’elettronica e della meccanica, essendo pionieri nella produzione di bilance e strumenti di pesatura, nonché di alcuni dei primi apparecchi come lavatrici e radio automatiche.
Dal 1950, Mobba ha ampliato la propria attività con la produzione per il commercio di elettrodomestici, consolidando tecnologicamente le sue linee di produzione di bilance e strumenti di pesatura di alta qualità e precisione.
Negli anni ’70, con l’arrivo di una intensa ricerca nel campo dell’elettronica industriale, Mobba ha iniziato una trasformazione verso la produzione di bilance elettroniche, diventando in breve tempo il primo produttore nazionale di strumenti di pesatura e anche uno dei riferimenti del settore a livello internazionale.

Inoltre, grazie alla conoscenza avanzata dei propri specialisti in meccanica, elettronica e tecnologia dell’informazione, Mobba offre oggi soluzioni in sistemi di pesatura mobile, robotica, software, automazione industriale e integrazione di sistemi. I Prodotti ed i processi di Mobba sono inoltre certificati ISO 9001:2015.

Ho così raccolto informazioni e fatto qualche domanda a Núria Iglesias Martínez, la responsabile  del personale, che non a caso oggi, visto il forte focus sulle persone, ha il ruolo di “Chief People Officier”.

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– Sul sito web e su Internet ho letto alcuni dei suoi riferimenti al “capitalismo della consapevolezza“, che cos’è e come ne siete stati coinvolti? –

In Mobba siamo coinvolti nel movimento del capitalismo consapevole. È una corrente di pensiero che comprende che le organizzazioni hanno uno scopo che va oltre il raggiungimento dei benefici economici. Ovviamente, le imprese hanno bisogno di soldi per funzionare, ma viene concepito Il denaro come mezzo e non come scopo. Allo stesso modo, la parte più fondamentale di ogni organizzazione sono le persone. In effetti, le persone (intese come l’intero sistema delle persone a vario livello coinvolte) sono la parte essenziale dell’azienda.

– Quando e perché avete sentito la necessità di migliorare o evolvere il vostro modello organizzativo? Perché avete pensato al modello di Sociocracy (in italiano Sociocrazia)? –

Qualche anno fa i dirigenti dell’azienda hanno capito che il modello era in una fase di sviluppo, perché dall’inizio dell’organizzazione alla fine non vi era allineamento con lo scopo. Cosi è emersa la necessità di una trasformazione culturale  in Mobba: per passare da un modello assolutamente centrato sul cliente a un modello incentrato sulle persone, basato sul capitalismo consapevole.

Circa un anno fa abbiamo iniziato a implementare il metodo di Sociocracy  in Mobba. Abbiamo pensato a questo modello da quando avevamo visto come funzionava in un’associazione senza scopo di lucro a cui abbiamo partecipato e dove abbiamo potuto osservare che era un modello che ci permetteva di promuovere il partecipazione e inclusione di un intero team di lavoro nel processo decisionale. Con questo modello pensiamo di creare un lo spazio di intelligenza collettiva totalmente in linea con la trasformazione che stavamo cercando, dal momento che il coinvolgimento reale di tutte le persone non può che arricchire il sistema operativo della nostra organizzazione.

– Dal punto di vista dei risultati e dell’organizzazione, come va la vostra sperimentazione? –

Siamo molto soddisfatti dell’implementazione di questo metodo e delle modifiche che abbiamo realizzato e stiamo vivendo da quando è stata presa la decisione di avviare questa trasformazione culturale.

Siamo un team più coeso, con una migliore comunicazione e che mette impegno nel lavoro a livello elevato di coscienza e consapevolezza. Questo processo di trasformazione ci ha anche portato a scommettere sullo sviluppo personale di tutte le persone del team. Attualmente, e per un anno e mezzo, abbiamo tenuto una sessione di “allenamento settimanale” nello sviluppo personale e nella meditazione. È uno spazio condiviso, dentro le ore di lavoro, che ci consente di crescere in ogni modo e scoprire il nostro scopo personale e la nostra essenza.

– Come sta cambiando il modo in cui  si affrontano in azienda le persone e l’organizzazione? È solo un cambiamento di parole da “risorse umane” a “persone” o c’è qualcosa di più profondo? –

Senza dubbio, c’è qualcosa di più profondo. Sebbene ci siano alcune resistenze da parte di alcune persone del team, poiché tutti i cambiamenti aumentano l’incertezza e comportano l’abbandono dell’area di comfort, l’implementazione del modello di Sociocracy e altre azioni consapevoli hanno fatto sentire la squadra più premurosa, più critica e consapevole del peso della sua partecipazione come parte attiva dell’azienda. Ci sono effetti positivi sulla comunicazione e sulla coesione tra team, e anche una visione incentrata sui team che è fondamentale per il tipo di azienda in cui lavoriamo: un’azienda che tiene conto di ciò che la gente pensa, percepisce, sente e deve dire.

– Ultima domanda: si pensa generalmente ed erroneamente che un modello come Sociocracy sia adatto solo per enti del terzo settore e per organizzazioni di volontariato, il fatto che ci sono dei prodotti materiali forse rende, tuttavia, il modello più facilmente applicabile in concreto? –

Noi pensiamo che sia un modello adatto per qualsiasi settore. In effetti, per noi, la parte molto positiva del metodo di Sociocracy è la sua flessibilità: da una base di operazioni e procedimenti definiti è possibile adattarlo alle proprie esigenze. Inoltre, ti permette di lavorare in modo efficiente, ma anche coinvolgendo tutte le persone del team e anche è più agevole fare un monitoraggio completo degli obiettivi e delle azioni da sviluppare nel tempo per raggiungerli. Il modello ci aiuta anche per sviluppare una comunicazione trasparente: minuti, giri di informazioni, principi di semi – autonomia … senza dubbio, fornisce un valore aggiunto per la comunicazione tra le persone dell’organizzazione e consente di scaricare e caricare informazioni in modo agile e diretto.

 

Testo a cura di

Samuele Bozzoni

si ringrazia Núria Iglesias Martínez, Chief People Officier in Mobba per il prezioso contributo